
Il paradosso del 1943: dalla guerra chimica alla ricerca chemioterapica
La storia della medicina nasconde spesso origini inaspettate e drammatiche. Questa conferenza ripercorre il “secolo breve” della lotta ai tumori, partendo dalle trincee della Prima Guerra Mondiale, dove la chimica di Fritz Haber trasformò il campo di battaglia in un laboratorio di distruzione di massa. Una chimica che continuò la propria opera distruttrice anche nella seconda guerra mondiale, ma è tra le fiamme del porto di Bari bombardato il 2 dicembre 1943, che accade l’imprevedibile. Il rilascio accidentale di gas iprite dalla stiva della nave John Harvey causò migliaia di vittime, ma offrì al dottor Stewart Alexander un’osservazione clinica cruciale: la drastica riduzione dei globuli bianchi nei superstiti. Quel “veleno” capace di annientare il sistema immunitario divenne la chiave di volta per colpire le cellule tumorali in rapida divisione. Attraverso un viaggio che intreccia strategia militare, etica scientifica e scoperte biochimiche, esploreremo come le mostarde azotate abbiano dato vita alla moderna chemioterapia. Concluderemo analizzando l’evoluzione contemporanea delle terapie adiuvanti, che oggi permettono di mitigare gli effetti collaterali e trasformare quella che un tempo era una “cura di guerra” in un percorso di speranza personalizzato e sempre più tollerabile.