
Perché la vita riesce a fare cose che la tecnologia più avanzata della storia umana non riesce ancora a replicare? Dal DNA computing agli organoidi, il confine tra macchina e organismo sfuma in sistemi che non vengono programmati, ma che crescono ed evolvono. Questo nuovo paradigma richiede un profondo cambio di prospettiva: non più ingegneri che progettano, ma giardinieri che coltivano le condizioni di sviluppo. Un viaggio nel biocomputing per chiederci non solo quanto siano intelligenti le macchine, ma come faccia la vita.
Dialoga con l’autore Heraldo